STORIA DEI RIVA DI SANT'ALBINO
di S.Albino (Cascina Bastoni) - Monza
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sabato 9 maggio 2026
venerdì 8 maggio 2026
CORRISPONDENZA CON RIVA ANDREA (FORSE ANTICHI PARENTI?)
Il venerdì 26 aprile 2024 alle ore 10:00:40 CEST, Andrea Riva
<andreariva88m@gmail.com> ha scritto:
Buongiorno sig. Teruzzi, mi chiamo Andrea Riva e, per puro hobby, da
qualche anno sto ricostruendo il mio albero genealogico (con risultati tutto
sommato soddisfacenti). Questa mia ricerca si concentra solo sulla parte
"storica", quindi senza l'intenzione di andare a cercare (e
importunare) eventuali lontani parenti in vita, però nel suo caso mi sono
permesso di fare una piccola eccezione perchè la questione mi sembra
piuttosto interessante.
Gliela spiego brevemente: dai ricordi di mio nonno, ancora lucidissimo
nonostante i quasi 93 anni, è saltato fuori che un cugino di suo padre, di nome
Enrico Riva, era conosciuto come "Rico di Foi". Mio nonno ha sempre
creduto che il soprannome, di cui ignora il significato, fosse legato solo ed
esclusivamente a quella singola persona.
Quindi capirà che quando ho letto sul suo blog di un soprannome "di
Foi" legato ad una intera famiglia Riva ho subito pensato non potesse
trattarsi di una semplice casualità, e che quindi anche nel nostro caso, come
nel vostro, quel "di Foi" fosse un vero e proprio soprannome
familiare.
Però nella mia ricerca, con la quale sono arrivato a trovare documenti di
inizio '600 di miei antenati diretti, ho la presunzione di poter dire di aver
trovato tutti i discendenti, fino ai primi anni del 1800, di un ramo di questa
famiglia che ha avuto origine da un Riva nato nel 1643. E nessuno di questi
discendenti incrocia i nomi presenti nell'albero pubblicato sul suo blog, che
da quanto leggo ha inizio con un Giovanni Battista Riva, nato nel 1700 circa, e
sposato con Maria Ferrario. Ciò significa che la nostra parentela, sempre che
ci sia, risale ad un antenato comune vissuto prima del 1643.
Le aggiungo per completezza che, stando ai dati trovati in vari archivi, i
"miei" Riva sono a Cinisello da un paio di secoli, dopo aver passato
alcuni decenni tra Muggiò e Sesto, provenienti dalla parrocchia di San Gerardo
di Monza, in particolare dalla cascina San Donato, dove sono stati dal 1629 al
1768 circa.
Lei crede sarebbe possibile da parte sua proseguire le ricerche nella
parrocchia di San Gerardo a Monza per trovare gli antenati di questo Giovanni
Battista e, di conseguenza, confermare o meno una nostra lontanissima
parentela? Glielo chiedo perchè incrociando i dati si potrebbe, forse, fare
ancora qualche salto indietro nel tempo e, forse, capire il significato di
questo particolare e antico soprannome.
Per inciso, la mia personalissima ipotesi è che si tratti di un soprannome
legato ad un nome proprio, o meglio ad un diminutivo del nome Cristoforo, nella
sua forma Cristofolo, tagliato in Folo (o Follo) al singolare e Folli
(Foi in dialetto) al plurale per indicare la famiglia. Ma potrebbe
benissimo indicare anche il mestiere di un antenato, legato alla follatura dei
panni, benchè i documenti di inizio '600 che ho trovato dimostrino come questi
Riva fossero dei massari (contadini).
Per concludere mi scuso sia per averla importunata sia per la lunghezza di
quella che nelle mie intenzioni doveva essere solo una breve spiegazione.
Saluti,
Andrea Riva
Caro Sig. Riva mi scusi per il ritardo. Io sono interessato
più ai ricordi familiari che non alle genealogie. Non sono neppure esperto di
ricerche d’archivio. Però le confermo che i miei erano i “Riva di Foi” o “i
Foi”. Nei racconti familiari mio trisnonno Giovanni Riva era il “Fol vecc”. Che
foi sia un nome di famiglia non ho dubbi perché molti anni fa a Bratto (BG)
conoscemmo una signora piuttosto anziana di Brugherio che era una “Riva di Foi”
e che sapeva di essere parente dei miei “Riva di Foi” di S. Albino (allora
Cascine Bastoni). Per quanto riguarda S. Gerardo di Monza per quanto ne so S.
Albino e dintorni facevano capo a tale parrocchia fino ai primi del 1900. Per
arrivare “a Monza” c’era solo un
sentiero per i prati. La chiesa di S.Albino e San Damiano fu costruita proprio
perché la popolazione era costretta anche in pieno inverno a portare i bambini
a battezzare a San Gerardo. Erano lunghi spostamenti a piedi e nella neve. Alle
volte i piccoli si ammalavano . La cascina San Donato è a due chilometri (15
minuti a piedi) da S. Damiano e S. Albino. Consideri che allora non esisteva il
viale industrie per cui c’erano solo prati. Oltretutto i campi di Cascina San
Donato (dove ora c’è il canile di Monza) erano confinanti con quelli di San
Damiano/S.Albino e c’era sicuramente un sentiero di congiunzione. Dunque non
sarebbe affatto improbabile una parentela anche perché anche i miei Riva erano
contadini (senza proprietà) che lavoravano terre di Congregazioni religiose.
Uno storico locale piuttosto affidabile (quello che mi ha fornito i dati fino
al 1700) era piuttosto convinto che questi Riva venissero da una cascina di
Calò (vicino a Besana Brianza). Lui diceva anche che “andà a foi” potesse
significare “andare a scrocco” (quindi un soprannome non proprio elogiativo).
Nei racconti mitologici familiari di mia madre (e non solo) c’era l’idea che
significasse proprio “matti” perché più di uno di noi aveva/ha un carattere
fumantino. Addirittura si parlava di un mitico antenato che era dovuto scappare
dal comasco (mi pare) per aver ammazzato un rivale in una rissa per motivi
politici. Ma spesso si sa che questi racconti ingigantiscono un po’ le cose.
Anche se carattere vivace e passione politica hanno caratterizzato parecchi dei
miei “Riva di Foi “. Quanto alle sue interpretazioni etimologiche ptrebbero
essere condivisibili. Se ha novità mi faccia sapere. Paolo Teruzzi cell
3457988907 (ma non lo uso quasi mai, meglio la mail).
Nota successiva : nel tempo mi sono convinto che il
soprannome “Foi” si riferisca alla professione di “follo” o “follatore” che era
tipica della produzione di tessuti.
martedì 17 febbraio 2026
CARLO RIVA E MARIA PEREGA (17-1-1759) - CERTIFICATO DI MATRIMONIO
Il Sig. Andrea Riva mi ha contattato anni fa perché ha scoperto che il nostro soprannome Riva "di Foi" era probabilmente anche legato ai suoi antenati. Ora mi ha fatto avere molto cortesemente questo documento che riguarda nostri antenati.
Questo documento ci porta anche a qualche modifica nei più lontani antenati.
Infatti Carlo Riva /nato circa nel 1738), che ha sposato Maria Perega il 17/1/1759 è figlio di Giacomo Riva e non di Gio Batta Riva che ha sposato Maria Ferrario.
A conferma di ciò vi è il fatto che il primogenito di Carlo Riva e Maria Perega fu chiamato Giacomo (1764) col nome del nonno, come si usava.
Pertanto
- Gio Batta (Giovanni Battista) Riva × Maria Ferrario
figlio: Giacomo Riva (non consciamo la moglie)
Figlio: Carlo Riva (n. ca 1738)._
· Carlo Riva (ca 1738) × Maria Perega
Figli: Giacomo Riva (1764), Gerardo Riva (ca 1770), Giovanni Riva (ca 1776)._
CERTIFICATO DI MATRIMONIO
17/1/759 CHIESA PARROCCHIALEM DI SAN BARTOLOMEO A BRUGHERIO
si è celebrato il matrimonio fra
CARLO RIVA (FU GIACOMO) della cura di San Gerardo (Monza)
e
MARIA PEREGA (FU GIOANNI) della cura di Brugherio
TESTIMONI:
per la sposa BIAGGIO PEREGO (fratello della sposa)
per lo sposo DOMENICO GALIMBERTI DEL FU CARLO (della cura di San Gerardo -Monza)
ecco l'atto ufficiale
sabato 14 febbraio 2026
I RIVA "DI FOI" - UNA IPOTESI SUL SOPRANNOME E SULLE ORIGINI (with english translation)
Aggiungo una novità rispetto al soprannome "di Foi" che apparteneva ai nostri antenati Riva. Ho appena parlato con un anziano che lavorava alla tessitura "Rista " di Brugherio. Gli ho detto della mia ipotesi che "follo" avesse a che fare con degli impianti consistenti in cilindri mossi dalla forza dell'acqua e che servivano a pressare la lana o qualcosa del genere (tipo una macchina per tirare la pasta). Lui mi ha detto che nella sua tessitura esistevano dei "fulùn" (insomma dei folli grossi) che appunto erano grossi cilindri verticali (mossi ora meccanicamente; un tempo dalla forza dell'acqua) in cui si inserivano dei tessuti lunghi una cinquantina di metri e in tal modo si potevano allungare ulteriormente pressandoli. Ad Algua (BG) c'è una località Follo proprio su un torrente in un restringimento della valle e presumo ci fossero impianti analoghi. Anche in Brianza esistevano. Ho appena letto che adiacente al Mulino che c'era sul Lambro in centro Monza (zona San Gerardino) vi era una "Casa Folla" che era un impianto analogo. Per cui credo che i nostri Riva venissero da una di queste località dotate di"Follo" e/o avessero comunque a che fare con queste attività. Il che porrebbe anche una certa strana coincidenza (o continuità) con la successiva attività di mercanti svolta dai nostri nonni. Mi ha anche contattato un signor Riva che aveva uno zio detto "Enrico di Foi". Non pensava fosse un soprannome di famiglia ma poi se ne è convinto. Gli ho spiegato che mia madre aveva conosciuto anche, in vacanza a Bratto (BG) una signora di Brugherio che sapeva di essere una "Riva di Foi" e di essere parente dei nostri "Riva da la casina" (di Sant'Albino). Questo Sig. Riva ha fatto una seria ricerca genealogica (negli archivi parrocchiali di San Gerardo ecc.) fino ai primi del 1500 e sembreremmo parenti. I suoi già nel 1500 abitavano a Monza e in particolare alla Cascina San Donato che in effetti prima della costruzione dell Viale Industrie era separata da noi solo da prati e da un sentiero.
A questo punto ho interrogato l'intelligenza artificiale che mi ha risposto così:
Certamente. Ecco un documento riassuntivo che integra le informazioni precedentemente discusse riguardo al follo, la sua applicazione nel territorio di Monza e Brianza, e le strutture sociali/professionali ad esso collegate.
Il Follo nel Medioevo: Tecnologia, Economia e Società a Monza e Brianza
1. Il Follo: Definizione e Funzionamento
In epoca medievale, il follo (o gualchiera) era un macchinario fondamentale per la finitura dei tessuti di lana. Il suo scopo era la follatura (o gualcatura), un processo che combinava azione meccanica e chimica per infeltrire, compattare e rendere impermeabile il panno grezzo appena uscito dal telaio.
Il processo: Il tessuto veniva immerso in vasche contenenti acqua e agenti detergenti (spesso urina o argille speciali).
La meccanizzazione: Originariamente manuale (calpestio), a partire dall'XI secolo si diffuse il mulino da follatura. Una ruota idraulica azionava un albero a camme, il quale sollevava e faceva cadere pesanti magli di legno sui tessuti all'interno delle vasche.
Importanza: Questo processo riduceva la superficie del tessuto fino al 40%, rendendolo denso e resistente.
2. Applicazione Territoriale: Monza e Brianza
La presenza di folli era capillare nel territorio lombardo, particolarmente in Brianza grazie all'abbondanza di corsi d'acqua.
Monza
La città, grazie alla sua importanza politica e alla sua posizione sul fiume Lambro, era un centro laniero di rilievo. I mulini sulla roggia cittadina o sul Lambro venivano spesso utilizzati o convertiti per la follatura.
La Brianza
La necessità di energia idraulica portò a una "delocalizzazione" della produzione. Molti panni grezzi prodotti a Milano o Monza venivano inviati nei mulini situati nei borghi rivieraschi della Brianza (es. Carate, Agliate) per essere lavorati.
Deduzione Storica: I documenti notarili dell'epoca (XII-XIV sec.) confermano spesso la presenza di mulini ad bladam et ad fullandum (per il grano e per follare), evidenziando un uso promiscuo o stagionale delle infrastrutture idrauliche.
3. Strutture Sociali: Corporazioni e Famiglie
La Corporazione dei Folli
Sì, esisteva una forma di organizzazione corporativa, ma con distinzioni importanti:
Nelle città lombarde, i folli (o gualcatori) erano raramente autonomi. Erano inquadrati come manodopera subordinata all'interno della più potente Arte della Lana (Lanaioli).
Il loro status era umile, ma il loro ruolo indispensabile. La loro storia è segnata dalla resistenza all'introduzione dei mulini idraulici, che minacciavano la loro occupazione manuale.
La Famiglia Riva "dei Folli"
È estremamente probabile che si tratti di un soprannome professionale (cognomina ex officio). Un ramo della vasta famiglia Riva potrebbe aver gestito un mulino da follatura, venendo identificato colloquialmente in questo modo per distinguerlo dagli altri, senza che ciò costituisca un titolo ufficiale o un ramo genealogico separato.
Sintesi
| Aspetto | Dettagli |
| Macchinario | Mulino idraulico con magli di legno per infeltrire la lana. |
| Zona | Monza e valle del Lambro (Brianza) grazie ai corsi d'acqua. |
| Organizzazione | Inquadrati nell'Arte della Lana (lavoratori subordinati). |
| Riferimenti Familiari | Famiglia Riva: probabile soprannome professionale, non titolo nobiliare. |
english translation
Translation of Genealogical Notes
I am adding a new element regarding the nickname "di Foi" (of the Follo) that belonged to our Riva ancestors. I have just spoken with an elderly man who used to work at the "Rista" weaving mill in Brugherio. I shared my hypothesis with him that a "follo" involved machinery consisting of cylinders powered by water force used to press wool or something similar (like a pasta machine).
He told me that in his weaving mill, there were "fulùn" (essentially large folli), which were indeed large vertical cylinders (now powered mechanically; once by water force) into which fabrics about fifty meters long were inserted, allowing them to be further lengthened while being pressed.
In Algua (Bergamo province), there is a locality called "Follo" right along a stream in a narrowing of the valley, and I presume there were similar facilities there. They existed in Brianza as well. I have just read that adjacent to the Mill that used to be on the Lambro river in the center of Monza (San Gerardino area), there was a "Casa Folla" which was a similar facility.
Therefore, I believe our Riva ancestors came from one of these localities equipped with a "Follo" and/or were otherwise involved in these activities. This would also present a certain strange coincidence (or continuity) with the subsequent activity of merchants carried out by our grandparents.
I was also contacted by a Mr. Riva who had an uncle called "Enrico di Foi." He didn't think it was a family nickname, but later became convinced it was. I explained to him that my mother had also met, while on holiday in Bratto (Bergamo province), a lady from Brugherio who knew she was a "Riva di Foi" and a relative of our "Riva da la casina" (from Sant'Albino).
This Mr. Riva has done serious genealogical research (in the parish archives of San Gerardo, etc.) going back to the early 1500s, and it seems we are related. His ancestors already lived in Monza in the 1500s, specifically at the Cascina San Donato, which, in fact, before the construction of Viale Industrie, was separated from us only by fields and a path.
Analysis of the AI Summary Provided in the Prompt
The summary provided by the AI in your prompt is partially inaccurate regarding the historical technology.
1. The Follo (Gualchiera): Technology Correction
The term "follo" refers to a fulling mill (or gualchiera). While the elder contact mentioned cylinders, historical folli operated differently than simple pressing machines.
Mechanism:
Process: Instead of vertical cylinders, the traditional follo utilized large wooden hammers (mallets) raised by cams on a waterwheel shaft, which dropped into wooden tubs to beat, scour, and felt the cloth. The addition of water and detergents (historically, urine was used for its ammonia content) caused the wool fibers to mat together, shrinking and strengthening the fabric.
2. Territorial Application: Monza and Brianza
The AI summary correctly identified that folli were widespread in Lombardy due to the abundance of watercourses. The Lambro River was crucial for the textile industry in Monza.
3. Social Structures: Professions and Nicknames
The deduction that "Riva di Foi" is a professional nickname (cognomina ex officio) is highly probable based on historical naming conventions.
The Riva Name: As you noted, "Riva" indicates people living by a riverbank (riva).
The Specific Surname: "Di Foi" served to distinguish this branch of Rivas from others by highlighting their specific trade (operating a fulling mill) rather than just their location.
Summary Table for Relatives
| Aspect | Details |
| Machinery | Water-powered fulling mill using wooden hammers to felt wool. |
| Location | Monza and the Lambro Valley (Brianza), utilizing fast-flowing streams. |
| Social Status | Workers within the Wool Guild (Arte della Lana), essential but often subordinate to merchants. |
| Family Name | "Riva di Foi" is a professional nickname linking our ancestors to this specific industry. |
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