sabato 14 febbraio 2026

I RIVA "DI FOI" - UNA IPOTESI SUL SOPRANNOME E SULLE ORIGINI


Aggiungo una novità rispetto al soprannome "di Foi" che apparteneva ai nostri antenati Riva. Ho appena parlato con un anziano che lavorava alla tessitura "Rista " di Brugherio. Gli ho detto della mia ipotesi che "follo" avesse a che fare con degli impianti consistenti in cilindri mossi dalla forza dell'acqua e che servivano a pressare la lana o qualcosa del genere (tipo una macchina per tirare la pasta). Lui mi ha detto che nella sua tessitura esistevano dei "fulùn" (insomma dei folli grossi) che appunto erano grossi cilindri verticali (mossi ora meccanicamente; un tempo dalla forza dell'acqua) in cui si inserivano dei tessuti lunghi una cinquantina di metri e in tal modo si potevano allungare ulteriormente pressandoli. Ad Algua (BG) c'è una località Follo proprio su un torrente in un restringimento della valle e presumo ci fossero impianti analoghi. Anche in Brianza esistevano. Ho appena letto che adiacente al Mulino che c'era sul Lambro in centro Monza (zona San Gerardino) vi era una "Casa Folla" che era un impianto analogo. Per cui credo che i nostri Riva venissero da una di queste località dotate di"Follo" e/o avessero comunque a che fare con queste attività. Il che porrebbe anche una certa strana coincidenza (o continuità) con la successiva attività di mercanti svolta dai nostri nonni. Mi ha anche contattato un signor Riva che aveva uno zio detto "Enrico di Foi". Non pensava fosse un soprannome di famiglia ma poi se ne è convinto. Gli ho spiegato che mia madre aveva conosciuto anche, in vacanza a Bratto (BG) una signora di Brugherio che sapeva di essere una "Riva di Foi" e di essere parente dei nostri "Riva da la casina"  (di Sant'Albino). Questo Sig. Riva ha fatto una seria ricerca genealogica (negli archivi parrocchiali di San Gerardo ecc.) fino ai primi del 1500 e sembreremmo parenti. I suoi già nel 1500 abitavano a Monza e in particolare alla Cascina San Donato che in effetti prima della costruzione dell Viale Industrie era separata da noi solo da prati e da un sentiero.


A questo punto ho interrogato l'intelligenza artificiale che mi ha risposto così:

Certamente. Ecco un documento riassuntivo che integra le informazioni precedentemente discusse riguardo al follo, la sua applicazione nel territorio di Monza e Brianza, e le strutture sociali/professionali ad esso collegate.


Il Follo nel Medioevo: Tecnologia, Economia e Società a Monza e Brianza

1. Il Follo: Definizione e Funzionamento

In epoca medievale, il follo (o gualchiera) era un macchinario fondamentale per la finitura dei tessuti di lana. Il suo scopo era la follatura (o gualcatura), un processo che combinava azione meccanica e chimica per infeltrire, compattare e rendere impermeabile il panno grezzo appena uscito dal telaio.

  • Il processo: Il tessuto veniva immerso in vasche contenenti acqua e agenti detergenti (spesso urina o argille speciali).

  • La meccanizzazione: Originariamente manuale (calpestio), a partire dall'XI secolo si diffuse il mulino da follatura. Una ruota idraulica azionava un albero a camme, il quale sollevava e faceva cadere pesanti magli di legno sui tessuti all'interno delle vasche.

  • Importanza: Questo processo riduceva la superficie del tessuto fino al 40%, rendendolo denso e resistente.


2. Applicazione Territoriale: Monza e Brianza

La presenza di folli era capillare nel territorio lombardo, particolarmente in Brianza grazie all'abbondanza di corsi d'acqua.

Monza

La città, grazie alla sua importanza politica e alla sua posizione sul fiume Lambro, era un centro laniero di rilievo. I mulini sulla roggia cittadina o sul Lambro venivano spesso utilizzati o convertiti per la follatura.

La Brianza

La necessità di energia idraulica portò a una "delocalizzazione" della produzione. Molti panni grezzi prodotti a Milano o Monza venivano inviati nei mulini situati nei borghi rivieraschi della Brianza (es. Carate, Agliate) per essere lavorati.

  • Deduzione Storica: I documenti notarili dell'epoca (XII-XIV sec.) confermano spesso la presenza di mulini ad bladam et ad fullandum (per il grano e per follare), evidenziando un uso promiscuo o stagionale delle infrastrutture idrauliche.


3. Strutture Sociali: Corporazioni e Famiglie

La Corporazione dei Folli

, esisteva una forma di organizzazione corporativa, ma con distinzioni importanti:

  • Nelle città lombarde, i folli (o gualcatori) erano raramente autonomi. Erano inquadrati come manodopera subordinata all'interno della più potente Arte della Lana (Lanaioli).

  • Il loro status era umile, ma il loro ruolo indispensabile. La loro storia è segnata dalla resistenza all'introduzione dei mulini idraulici, che minacciavano la loro occupazione manuale.

La Famiglia Riva "dei Folli"

  • È estremamente probabile che si tratti di un soprannome professionale (cognomina ex officio). Un ramo della vasta famiglia Riva potrebbe aver gestito un mulino da follatura, venendo identificato colloquialmente in questo modo per distinguerlo dagli altri, senza che ciò costituisca un titolo ufficiale o un ramo genealogico separato.

PS: Aggiungo che ovviamente Riva indica persone che abitavano in Riva a un qualche corso d'acqua... 


Sintesi

AspettoDettagli
MacchinarioMulino idraulico con magli di legno per infeltrire la lana.
ZonaMonza e valle del Lambro (Brianza) grazie ai corsi d'acqua.
OrganizzazioneInquadrati nell'Arte della Lana (lavoratori subordinati).
Riferimenti FamiliariFamiglia Riva: probabile soprannome professionale, non titolo nobiliare.

Next step: Vuoi procedere con un'analisi più dettagliata dei costi di produzione laniera gestiti dai lanaioli monzesi?



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