martedì 22 novembre 2022

UN VIAGGIO PER TROVARE MARY VENITHA (MH NO)

Caro Suryen, proprio ieri (martedì 12/2/2013) la mamma ha fatto l'ecografia ed abbiamo scoperto che a giugno avrai una sorellina. Come sai già si chiamerà Nami, che in giapponese significa Onda. Un nome che piace tanto al vostro papà Alessio.
A questo punto è proprio necessario che il nonno (io) vi racconti un po' la storia, o meglio "le storie" della nostra famiglia. E in primo luogo dovrò spiegarvi cos'è una adozione. Un po' di tempo fa tu Suryen hai visto la Pimpa che viaggiava in India. Allora hai chiesto alla nonna con aria interrogativa : “Dunque la mia mamma è nata in India...E tu eri qui...”. Poi hai cambiato discorso ma era evidente che nella tua testolina qualche conto non tornasse. In effetti la risposta è abbastanza semplice. La mamma e la zia Lally sono nostre figlie adottive. I nonni non riuscivano ad avere dei figli e loro non avevano nessuno. Così loro hanno trovato dei genitori e noi le nostre amate bimbe. Come è possibile che non avessero un papà e una mamma, chiederete a questo punto. Ebbene molte persone, in molti paesi del mondo, vivono in condizioni difficili, che a volte rendono impossibile occuparsi dei loro bambini. Noi al contrario, non potendone avere avevamo presentato domanda di adozione.
Ma andiamo per ordine. Lascio la penna alla nonna che a suo tempo scrisse il diario del suo primo viaggio in India.

UN VIAGGIO PER TROVARE MARY VENITHA
(foto)
Martedì 13.3.1984, verso sera, telefono alla Signora Adorni (Nuccia) per augurarle buon viaggio e per ricordarle che ha una nostra lettera da consegnare a Suor Ausilia. La signora Adorni avrebbe dovuto partire per l'India mercoledì, con suo figlio Vania di 10 anni. Ma la partenza è spostata a venrdì sera. Parlo a lungo al telefono con Nuccia. Lei mi dice che le dispiace fare il viaggio da sola. Ha un sacco di faccende da sbrigare laggiù e senza un compagno di viaggio adulto sarà impossibile..."Tra l'altro - mi dice - tutti quelli che vanno là di persona il bambino (da adottare) lo trovano. E poi conosci meglio l'ambiente da cui verrà tuo figlio, la sua terra, la sua gente...". Chiudo la telefonata salutandola e augurandole di nuovo buon viaggio. Intanto comincio a pensare che infondo potrei adare anch'io...
Tutti miei familiari mi dicono di partire e così alle 21.30 andiamo a casa di Nuccia con il mio passaporto. Lele, il marito di Nuccia, mi prepara tutto l'occorrente per la partenza.
Venerdì 16 marzo 1984 alle 20.50 partiamo per Roma, da Milano Linate, su un aereo dell'Alitalia. E' la prima volta che faccio un viaggio da sola senza Paolo e per giunta in aereo.
Dopo circa un'ora siamo a Roma. Piove. Telefoniamo a casa. Io, senza voce, saluto ancora Paolo. (Mi dimenticavo di dire che il giorno prima dela partenza avevo la febbre; un pò di influenza).
Alle 23.30 partiamo per Bombay su un aereo della Quantas, molto più garnde di quello precedente. Dopo aver mangiato mia ddormento. Dopo 8 ore di volo atterriamo a Bombay (alle 12 circa). Qui ci attende Suor Giovanna (Albergoni) che ci carica sulla jeep e ci accompagna all'altro aereoporto.
Prmo contatto con l'India. Da un lato della strada vedo dei palazzi signorili, ben tenuti. Dall'altro ci sono delle catapecchie di paglia alte poco più di un metro. Davanti c'è un piccolo fossato dove scorre la fognatura e dentro ci sono bambini, anche molto piccoli, che giocano. E' giorno di festa, come da noi a Carnevale, e tutti sono dipinti di rosso.
Vorrei tornare in Italia. Sono sulla jeep e penso a Paolo; gli parlo. Perchè sono venuta fino a qua, per vedere tutta questa povertà!? Non potevo starmene a casa!? A casa ho provato ad immaginarmi lamiseria che c'è nel mondo. Ma così, davanti agli occhi, è troppo cruda! Insopportabile!
Arrivati all'altro areoporto Suor Giovanna ci compera i biglietti per Bangalore. Poi si ferma con noi a chiaccherare. Nuccia le dice che anch'io vorrei adotatre un bimbo indiano. Lei mi rassicura dicendomi che se Suor Ausilia non ne avesse ci penserà a lei. Alle 16.30 partiamo per Bangalore con un volo dell'Air India. Il viaggio dura all'incirca un'ora e mezza.
All'arrivo ci attende una suora, con un taxi. Attraversiamo bangalore. Fa un caldo terribile. Sul taxi c'è da farsi venire i vermi! Gli indiani non hanno la guida a sinistra. Stanno in mezzo alla strada finchè non vedono una macchina che arriva in senso opposto. Allora cominciano (entrambi) a suonare e solo quando sono a pochi metri di distanza si schivano scendendo dalla carreggiata centrale (Nota del nonno: in effetti solo col tempo abbiamo capito che per motivi economici risparmiare l'asfalto ricopre spesso solo una striscia centrale bastante per una sola auto per cui non ci sono molte alternative a questo stile di guida. Spesso le abitudini ed i comportamenti che ci sembrano insensati non lo sono affatto ed hanno anzi una ragione precisa, anche se noi non siamo in grado di leggerla).
Molt spesso la macchina si ferma. Allora l'autista scende, lasciandola in mezzo alla carreggiata, apre il cofano, aggiunge un pò d'acqua al radiatore e si riparte. Alla fine arriviamo in un convento molto bello, pulito ed accogliente, dove ci rinfreschiamo. Prima di ripartire le suore ci danno da mangiare. C'è molta frutta; molto più buona e saporita della nostra. Ma manca il pane, che è sostituito da una specie di pan carré dolciastro.
Alle 20.30 parte da Bangalore la corriera per Vayithiri. Col taxi arriviamo in una strada piena zeppa di gente. C'è chi dorme sui marciapiedi, chi lavora, chi mangia. Mi viene un pò di paura. Saliamo sulla corriera. Tutti ci guardano. Sono tutti uomini. Nuccia e Vania hanno due posti davanti. o uno molto indietro, vicino al finestrino. Alla fine sono terrorizzata. Ripensandoa quel viaggio mi prende l'ansia. La tele (si, le corriere sono malconce e senza finestrini ma hanno la TV!) a tutto volume. L'autista ad ogni fermata risale un pò più ubriaco. La nebbia fitta nella foresta. Prego per tutto il viaggio di stare sveglia. Non voglio addormentarmi. Penso tutto il tempo a Paolo che è a casa tranquillo.
Sula corriera c'è di tutto. Gente che russa. Gnete che mastica un'erba rossa, forse una specie di droga (Nota del nonno: il "betel", un impasto di calce e areca, in effetti un pò euforizzante) e che poi la sputa. Non posso muovermi perché il signore seduto al mio fianco si è addormentato alla partenza e dorme fino ache io non lo sveglio per scendere a Vayithiri.
Per fortuna Nuccia è pratica e si è messa in piedi di fianco all'autista fin da Kalpetta, due paesi prima di Vayithiri, per avvertirlo di fermarsi appena ved la missione. Ma la corriera passa troppo veloce. olo alla fine di vayithiri l'autista si ferma e pretende di farci scendere per tornare indietro a piedi. Sono le quattro del mattino, buio pesto, abbiamo cinque valige molto pesanti e siamo stanche morte. Nuccia insiste col suo no molto deciso finché lautista no fa inversione e ci porta indietro alla Missione. Qui ci aspettano le suore. Conosco Sr. Annrita che cura i bambini, Suor Zita Kachapalli (Nota del nonno: la procuratrice per le pratiche di adozione; braccio destro di Sr. Ausilia; molto rispettata in tribunale perché è di una famiglia di rango); Sr. Evis, Sr. Giulia (la cuoca). Ci offrono il caffé, ci fanno rinfrescare e poi ci mostrano la nostra camera. Pur essendo prestissimo molte ragazze sono già al lavoro.C'è chi porta secchi piendi d'acqua, chi scopa, chi culla i bimbi che urlano.
E' domenica. Alle 5.30 andiamo a messa. Ho i piedi gonfi e non riesco più a stare in piedi.
La messa in malayalam è bellissima. Davanti a noi, sedute sulle stuoie, ci sono tutte le ragazze. Dietro, sulle panche ci sono le suore, le persone anziane e qualche abitante del paese. In quel silenzio di pace si sente il canto degli uccellini che po ci accompagerà per tutta la giornata. Le ragazze intonano canti stupendi, con delle voci melodiose dalle tonalità altissime.
Esco dalla chiesa e mi sento rilassata. Non sono più neppure stanca! Vado nelle due stanze dove ci sono i bambini più piccoli e comincio a conoscerli. Suor Annrita culla i "suoi" piccoli con amore e dolcezza.
Ecco una cosa che mi colpisce in India è che tutti sorridono; hanno un sorriso aperto e sincero. Sr. Annrita poi sorride sempre. E' molto calma e serena e i bambini lo sentono. Appena la vedono le vogliono andare inn braccio, la sringono, le mandano baci (Ummà).
Mi fanno vedere i bimbi più piccoli. Hanno poco più di un mese. Si chiamano Franco (Gusmaroli) e Sergio (Sonzogni). Sono piccolissimi. Franco ha i capelli a spazzola neri. E' molto minuto e peloso (ciò è dovuto alla malnutrizione). Entrambi sono truccati. Hanno gli occhi contornati da kajal nero ed un tondino sulla fronte (Nota: probabilmente simboleggia il "terzo occhio" e ha vari nomi nelle diverse lingue indiane; in malayalam si chiama all'incirca "puttu" o "botto"). I due sono talmente piccoli che ci stanno entrambi in un lettino, messi di traverso. Appena li vedo, così nella penombra devo confessare che penso:"Mamma, che brutti! Sembrano due ranocchi. Spero di non averne uno così!". Ma qualche giorno dopo ho già cambiato idea. Quesi bimbi sono tutti belli e poi hanno bisogno di genitori. Sono simpatici, ti sorridono, ti cercano. Ho c onosciuto poi le tre gemelline di un anno che sono state portate in missione perché bisognose di cure. Infatti una si è sviluppata normalmente mentre le altre due pesano solo tre kg. Stanno sempre con gli occhi sbarrati e il dito in bocca. Un giorno Nuccia le ha prese in braccio e si è messa a parlare con loro. Hanno sorriso e seguito ogni sua mossa. Speriamo che si riprendano presto.
Poi c'era la Lovely e Santosh. Sono due bambini che arriveranno in Italia molto presto. Infatti la loro pratica di adozione in tribunale finirà a giorni. Lovely è una bella pacioccona di un anno. Cammina da sola. E' sempre in cerca di qualche biberon abbandonato per "ciuciarselo". E' molto affabile e viene in braccio a tutti senza storie.
Santosh ha una anno e pesa poco più di 6 kg. E' stato molto malatoo. Ha avuto la meningite. Il primo giorno in cui l'ho preo i braccio ha pianto. Poi, col passare dei giorni mi si addormentava in brcaccio e piangeva se lo mettevo nel lettno. Quando era nel box e mi vedeva piangeva per farsi prendere in braccio. Per Santosh ho un debole. E' un bambino molto dolce, con degli occhioni enormi e neri.
Ho visto anche tutti gli altri, un più simpatyico e bello dell'altro: Pascal, Elisa, Suda, Patrick, Jackson, Maria Giovanna, Prida, Pritty, Pryia ecc. I giorni pasati in missione li ricordo con rimpianto. Ritornerei subito.
Suor Auslia però non c'era. E' tornata la sera. Eravam in camera. Abbiamo sentito un vocione e un gran andirivieni di Suore e ragazze. E' proprio evro che quando c'è Suor Ausilia "la si sente a sei Km. di distanza" (così mia aveva detto Lele Adorni prima che partissimo).
E' come se mi conoscesse da sempre. Ci fa andare nella sua camera-studio. Mi da qualche pacca sula schiena, si sveste, mangia, ci ascolta, scrive, parla dei suoi problemi, sempre ad un ritmo molto sostenuto. Suor Ausilia è in India da 40 anni e a quando è arrivita si è fatta solo due vestiti (e si vede!). In missione indossa un grembiule nero a mezza gamba e quando esce si mette una veste grigia di una stoffa molto lisa, rammendata qua e là con cotone di tutti i colori, ora bianco, ora nero. Con qualche macchia sparsa. Ma lei a queste cose non bada. Corre sempre, da mattina a sera. Fa di tutto. Segue i lavori della nuova casa per gli anziani e i bambini, diventa architetto e geometra. "Aiuta tutti quelli che arrivano disperati in Missione, senza cibo per i loro bambini. A questi fa dei "prestiti" (senza ritorno). Sgrida le Suore, specie quelle indiane che sono un pò "lente" o non vedono certi lavori da fare. Allora, urlando le squote per le spalle e poi le "benedice" ridendo con una pacca sul fondoschiena che le solleva da terra. Del resto le suore italiane sono ormai poche, quasi tutte molto anziane e malate. E poi cura tutte le pratiche di adozione e credo che uesto sia il lavoro che più la "corrode". la chiamano nache "Suor W.C." perchè ha il pallino dei gabinetti. In Missione abbondano ma anche in tutte le comunità in cui è passata ha lasciato il segno!
Lunedì e martedì li passiamo in Missione parlando con Suor Ausilia e con le suore, giocando con le bambine e i più piccoli.
Matedì 21/3 Suor Ausilia ci porta a Calicut. Partiamo molto presto, alle 6,30, in jeep con Joseph, l'autista. La strada scende ripida e ha molti tornanti. Joseph ci mostra un punto da cui, il giorno prima è precipitato un camion carico di pepe. Per fortuna nessuno si era fatto male ma era rimasto un gran odore di spezie! Dopo qualche curva vediamo un altro camion giù dalla scarpata. Questo era carico di ferro. Joseph si ferma subito per vedere se c'è bisogno d'aiuto. Si accerta che nessuno si sia fatto male. In India paiono molto disponibili all'aiuto reciproco. Anche in altre occasioni appena vede un'auto in panne Joseph accosta pronto a dare una mano.
Calicut si trova sul mare. Man mano che si scende da Vayithiri il clima cambia. Si fa più caldo e umido. In questa stagione è quasi soffocante. Intanto Suor Ausilia mi mostra parecchie piantagioni di tapioca e foreste di palme.
Arrivati a Calicut Suor Ausilia deve andare dall'avvocato Chaco, che abita praticamente sotto un ponte, un sovrappasso stradale, in due locali molto bui. Ci fa accomodare in un salottino abbastanza malconcio. Indossa una canottiera tutta lisa e smangiata ed il mundù. Dopo un pò mi accorgo che praticamente ha i baffi dipinti. Uno è alto un dito e l'altro circa la metà. Il suo "impiegato" cerca per circa un'ora, invano, una pratica che gli ha chiesto Suor Ausilia. L'archiviazione è piuttosto singolare. Pratiche sparse ovunque, arrotolate e chiuse da un laccino di corda.
Poi andiamo dal notaio Koya. Il suo ufficio è un pò più serio. Lui ha una impiegata che incolla le marche da bollo ed ha un'aria più professionale. Il notaio è moto chiaro di carnagione e ha gli occhi azzurri.
Arriviamo infine al St. Vincent Home, un orfanotrofio dove Suor Ausilia era stata la sueriora e ora diretto da Sr. Nirmala. Ci fanno visitare tutta la missione. Ci sono tantissime bambine al lavoro: chi ricama, chi cuce, chi confeziona abitini.
Infine ci fanno vedere i bambini piccoli. Sono tanti e tutti belli. Io guardo soprattutto quelli scuri (dopo il "lavaggio di cervello" che ci hanno fatto durante i colloqui per l'adozione!). Appena ti soffermi davanti ad un bambino peò ti dicono che non è adottabile. Nuccia è attratta da una bimba molto chiara che le sorride e a lei ricorda la sua Astrid. Chiediamo quanto tempo ha e ci dicono che ha 8 - 9 mesi. Nuccia capisce che Sr. Nirmala sta dicendo ad un'altra suora che questa bimba, di nome Venitha, non ha genitori. Appena usciamo Nuccia insiste con Suor Ausilia dicendo che Venitha è adottabile. Io sono troppo stupita dal fatto di vedere così tanti bambini abbandonati, tutti per terra, da soli, senza lettini. Non riesco neppure ad accorgermi del fatto che Nuccia e Suor Ausilia stanno pensando a mia figlia!
Arriviamo nel parlatorio e Sr. Nirmala ci offre da bere. Sr. Ausilia allora chede subito:"Ma quella bambina di prima (non ricordavamo il nome) è senza genitori? "
Sr. Nirmala:" La Venitha? Si non ha genitori". Sr. Ausilia "Allora me la darebbe per l'Emanuela?". E Sr. Nirmala, guardandomi risponde."Si, per l'Emanuela gliela do". Sr. Ausilia mi guarda e mi dice:" La vuoi?". Ed io:"CERTO!".
Non capisco neppure quello che mi sta accadendo. Chiedo subito di poter fare una foto a Venitha ma Suor Ausilia dice che è meglio aspettare perché la suora indiana che cura i bambini è contraria all'adozione e si insospettirebbe. Così andiamo a far compere per Calicut e poi torniamo. Io sono sulla jeep e vorrei piangere. Abbiamo finalmente UNA FIGLIA e Paolo neppure lo sa!
Non so neppure cosa sto comperando in quei negozi. Ho le lacrime agli occhi e penso come fare per farlo sapere a Paolo al più presto. E' stato come partorire da sola.


Volevo chiedergli tante cose punto volevo che improvvisamente apparisse lì e vedessi anche lui maiuscolo nostra figlia punto
Ausilia, vedendomi così frastornata mi dice due punti ma se vuoi un neonato sì, aspetta, tanto sei giovane! è stato come se mi avesse tolto mia figlia. siamo ritornati all'orfanotrofio per fotografare finita Suor nirmala Mi ha raccomandato E non dare troppo nell'occhio punto arrivata in questo canzone virgola in mezzo e tanti altri, non so come, ma ho riconosciuto subito finito. quasi tutti dormivano e anche lei. mi tremava la mano punto Avevo le lacrime agli occhi. quello che ho provato quel giorno non so descriverlo punto per un misto di gioia virgola di felicità e di tristezza. ho fatto un po' di foto a tutti i bimbi sempre per paura una suora dei piccoli se ne accorgesse punto a capo
finita È bellissima maiuscolo punto l'ho amata da subito punto l'ho riconosciuta Fra tanti ma lei era la più dolce punto lei è fortunata una famiglia che già le vuole bene.
Poi siamo andati a tenere a mangiare. in questo posto enorme Ci sono solo 10 suore punto è un centro dove si tengono Congressi ritiri, incontri eccetera. bastona molto col resto del paese dove trovi bambini che giocano nelle fognature e Donne ai bordi delle strade della strada che allattano i loro piccoli. mentre Suor Ausilia riposava siamo andati con Joseph al mare a puzzare i piedi. Vania ha perso le scarpe e noi ci siamo bagnate tutte. nessuno faceva il bagno. ci hanno detto che è pericoloso. Ho raccolto le conchiglie del mare della vita due punti sono piccoline come le nostre ma molto più consistenti.
HD cut abbiamo anche conosciuto madre Vergottini virgola un prete italiano che lavora in una missione per maschi virgola abbastanza contrario alla adozione. verso sera siamo ritornati a baytree da dove ero partita la mattina moglie e dove ritornavo madre punto ero impaziente di fare il telegramma a Paolo ma ormai era tardi e così ho dovuto aspettare l'indomani mattina le suore Quando hanno saputo divinità mi hanno fatto i complimenti e gli auguri. eravamo tutte contente quella sera in refettorio punto annuncia mi ha detto che quella notte ho chiacchierato nel sonno in continuazione infatti ho rincorso Paolo per tutta la notte per dargli la notizia ma non sono riuscita
Suor Ausilia mi ha detto che a carico non avevano latte e io le ho subito dato i soldi necessari per comperare uno scatolone di latte in polvere per dignità e i suoi compagni.
nei giorni che ho passato in India ho cercato di pensare il meno possibile a Vinitaly al punto mi sono chiesta se era vero che volevo un figlio. adesso penso che sia stata una reazione psicologica normale, Altrimenti non sarei resistita per 10 giorni a 40 km di distanza da mia figlia e senza poterla vedere almeno ancora una volta. Sono Irma la mia poi mandato un bigliettino con la data di nascita e di battesimo di Mary Venitha-
Domenica 25 siamo andati a Meppadi, non molto distante da Vayithiri. Abbiamo visitato altre missioni e altre scuole. siamo poi andati da Padre Matteo che ha un collegio per maschi dove c'è benny. Benny è un bambino di 6-7 anni con uno sguardo furbo e vispo. Benny doveva essere dato in adozione anni fa e suor ausilia, finita la pratica, era andata a prenderlo a Calicut per portarlo a Vayithiri. il medico di base altri DS che aveva dei problemi così Suor Ausilia non poteva darlo ai suoi genitori. così belli passa il periodo scolastico a me paghi vacanze con suor ausilia. quando siamo partiti Benny piangeva. Questa scena ci ha colpito tanto che la Nuccia ha detto a suor Ausilia di far visitare bene belli e che si sarebbe data da fare per trovargli una famiglia. lunedì 26 siamo partiti molto presto da altri diretti a Gudalur. Un paese a 1700 m di altezza circa 4-5 ore di Jeep Vayithiri. siamo passati attraverso una foresta. Qui abbiamo visto una etnia di indiani con dei lineamenti negroidi punto hanno il naso largo punto spesso hanno infilato dentro un anello di osso punto hanno i capelli lunghi e ricci e vivono nella foresta sotto tende fatte di stracci. suor Ausilia Mi ha mostrato le numerose coltivazioni di te. la pianta del tè è bellissima virgola ha il fogliame lucido è di un verde intenso e brillante. è potata in modo che rimanga basta parentesi un metro circa chiusa parentesi e ha una forma rotondeggiante. le colline coltivate a te sembrano un mosaico le cui tessere sono tutte rotonde punto è stupendo punto le donne che raccolgono il tè hanno un Sari di tela Utah messo in modo e si formi una sacca sulla schiena. qui Buttano il tè È ora di sera Questa Sacca è talmente piena che se la portano in testa. La strada scorre in un bosco di enormi acacie completamente fiorite.
il collegio che c'è a Gudalur famiglie ricche e qui Suor Ausilia riesce a vendere parecchie delle cose che le Speriamo e col ricavato tira avanti la tribù.

mentre Suor Ausilia va a “corrompere” padre Cantoni parentesi un prete italiano che ha una grande coltivazione di caffè e di pepe chiusa parentesi noi Con joseph, una suora e una bimba della scuola Andiamo nella foresta Google dimmi no Segui la Pimpi

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