Ebbene sì.
Questa è la spiega della ricerca:
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Ethnicity Estimate - teruzzi Web Site - MyHeritage
La "Zia Cecilia" era sorella della mia bisnonna Maria Lualdi (Mioeu) e zia di mia nonna Virginia Bertani. Era di Busto Arsizio ed era una "beateura" (una suora laica). Ricordo che fu la "sorvegliante" delle prime passeggiate dei miei nonni. Ricordo anche un Sacro cuore di Gesù, un grande quadro, che era un suo regalo. Doveva avere una certa personalità.
Di lui non so molto. Era contadino, suppongo povero. Sicuramente però aveva almeno un cavallo ee di certo una mucca perché il mio papà da piccolino gli chiedeva : "Nonu, al lacìn!" ("Nonno, un po' di latte!"). E Eugenio andava alla stalla e glielo portava appena munto e cremoso. Aveva anche un cavallo col quale assolveva anche il compito di girare con la "bunza", una specie di grossa damigiana con cui innaffiava le strade per abbattere la polvere. Si dice che il cavallo fosse tanto ben addestrato da compiere da solo tutto il tragitto mentre Eugenio dormiva tranquillo sul carro. Guglielmo, cugino di mio padre ricorda di averlo visto intabarrato davanti alla stufa. La zia Pinuccia lo ricorda piuttosto severo, ma forse era il costume che tutti i pater familias (i régiù) erano tenuti ad assumere, anche perché dovevano "governare" famiglie vastissime. Mia pare che mio padre dicesse che potevano essere in 36 e che quando si mangiava prima mangiavano i maschi, seduti al tavolo, e solo poi le donne, ma in piedi! Il Pa' Ugèni era soprannominato "Al puèta". Non so da dove venisse il soprannome. Forse sapeva leggere e scrivere e questo poteva bastare a farne un letterato. Di certo svolgeva anche in chiesa un qualche ruolo. Infatti prima delle funzioni dirigeva le preghiere dei fedeli esordendo sempre con la formula "Fratelli cari, siamo qui riuniti....".
Mio papà Renato amava cavalcare a pelo il cavallo del nonno Eugenio. Cosa proibita! Una volta mentre correva a cavallo sulla sponda del canale Villoresi si fece una brutta ferita all'addome con un ramo. Non potendo confessare la malefatta per un bel po' si curò da solo applicando alla ferita la corteccia del sambuco che è emostatico.
Ciao Puèta!
8-7-2019 - Paolo, many wonderful greetings to you and your family. I am so happy that you have had the opportunity to meet my granddaughter Lindsey. She was really looking forward to finally getting to know your family. I hope you and your wife are well and that you can come and visit me in Switzerland this August. I will be at our chalet from Aug.17 to 25 and again from Sept 1 to 5 . The time I am away I will be in the Netherlands with Danny and Wendy when we attend Lindsey’s graduation with her Masters in International Law from the University of Leiden. We are very proud of her achievement. Sending much love Mabel
A MIO NONNO ANTONIO TERUZZI, PRIGIONIERO DEGLI AUSTRIACI A 17 ANNI
QUANDO LO STATO ITALIANO CONVINSE I PADRI AD ODIARE I FIGLI SOLO PERCHÉ NON ERANO MORTI A CAPORETTO: LA STORIA DEI 100.000 PRIGIONIERI ITALIANI MORTI DOPO ESSERE STATI ABBANDONATI E CALUNNIATI DAI NOSTRI VERTICI MILITARI
“Tu mi chiedi il mangiare, ma a un vigliacco come te non mando nulla; se non ti fucilano quelle canaglie d’austriaci ti fucileranno in Italia. Tu sei un farabutto, un traditore; ti dovresti ammazzare da te. Viva sempre l’Italia, morte all’Austria e a tutte le canaglie tedesche: mascalzoni. Viva l’Italia viva Trieste italiana. Non scrivere più che ci fai un piacere. A morte le canaglie.”
Così un padre da L’Aquila, rispondeva alla missiva del figlio, prigioniero a Mauthausen. La lettera agghiacciante è una delle tante ritrovate negli archivi militari e purtroppo esprime bene quale fosse l’opinione che almeno una parte del paese nutriva verso gli italiani internati in Austria. Dopo la disfatta di Caporetto, i vertici militari, le autorità politiche e la monarchia, non potevano certo assumersi l’onere del disastro. E così decisero di scaricare la responsabilità del cataclisma sulla testa dei poveri soldati. Di certo se il fronte aveva ceduto non era per ragioni tattiche, strategiche, per l’impreparazione dei comandi, per l’assenza di adeguati armamenti. Se il fronte aveva ceduto era per colpa di un complotto filo-austriaco, per la viltà dei fanti, per l’incapacità degli ufficiali subalterni. Oggi oltre che farci inorridire queste tesi ci lasciano sgomenti, ma all’epoca la propaganda martellante, il patriottismo esasperato e il deliro bellicista, portarono numerose persone a credere ciecamente alla teoria del tradimento. Teoria che tra i suoi nobili sostenitori annoverava il prode D’Annunzio, il quale non esitò a definire i prigionieri come “imboscati d’Oltralpe”. La conseguenza di questa divulgazione fu, in molti casi, la rescissioni dei legami di sangue che univano le famiglie. In tanti si rifiutarono di adempiere alle richieste dei propri cari. Tutti coloro, che, invece, fedeli al vincolo d’amore, inviarono viveri dovettero fare i conti con i controlli governativi, che bloccarono centinaia di pacchi destinati ai nostri ragazzi. Cosa che nessuno degli altri paesi in guerra osò mai fare. Le conseguenze furono terribili. Dei 600.000 prigionieri italiani, 100.000 morirono di fame e malattie senza che il nostro governo muovesse un dito. Molti di loro con le ultime forze scrissero lettere accorate a quei familiari che ormai li detestavano. Erano ragazzi mandati a combattere un conflitto che non gli apparteneva, che avevano assaltato trincee, versato sangue ed ucciso in nome di una Patria a cui non importava nulla di loro. Lettere di ragazzi a cui i vertici militari avevano tolto tutto, compreso l’amore dei cari, grazie ad una propaganda bellicista di cui tante volte, tanti uomini sono stati vittime. Perché come diceva Eschilo, già 2500 anni fa, in guerra la verità è la prima vittima.
Cannibali e Re
Hi Paolo, I want to thank you again for such a wonderful evening...yet again you brought family that we did not know to meet us and they are wonderful. Devon had sooo much fun meeting everyone for the first time...he will never forget this. Truly hope that all of you will one day come and visit us in Canada. It would be our pleasure to have any and all of you as our guests. Please know that any family member is always welcome in our home. Ciao and love to all of you. Colleen, Henry, Luke and Devon Peyer.
Ciao Paolo, Voglio ringraziarti ancora per una serata così bella ... Ancora una volta hai portato ad incontrarci membri della famiglia che non conoscevamo e sono meravigliosi! Devon si è divertito moltissimo incontrando tutti per la prima volta ... non lo dimenticherà mai. Spero davvero che tutti voi un giorno possiate venire a trovarci in Canada. Ci piacerebbe molto avere ciascuno di voi come nostro ospite. Vi assicuriamo che ogni membro della famiglia sarà sempre il benvenut o nella nostra casa. Ciao e tanto affetto per tutti voi. Colleen Henry Luke e Devon Peyer.
Antonio Teruzzi (mio trisnonno paterno) veniva da Monza.
Aveva un fratello Carlo e nove sorelle: Clementina (detta "Ghiassa" che penso significasse la "mater familias" o "régiura"; probabilmente era la più anziana e assolveva a quel ruolo), Lucia, Filomena, Caterina, Peppina (sposata a Monza), Rusoeu (sposata a San Fruttuoso), Margherita, detta Ghita (moglie di un Tagliabue delle famose raffinerie di Monza), più altre due di cui mia mamma non si ricorda il nome.
Antonio Teruzzi aveva anche un fratello: Teruzzi Carlo, sposato ad una Pozzi che pare fosse un po' disturbata e che alla fine si uccise. Questo Teruzzi Carlo partì con tre figli da Genova per l'America. Probabilmente per il Brasile perché qualche anno fa ho trovato il suo nome ma anche quello del mio bisnonno e di mio nonno (con precise date di nascita) in un sito familiare di un brasiliano che però mi disse che il tramite era una ex compagna di un cugino della quale aveva perso ogni contatto.
Alcune notizie tratte dall'albero genealogico (da MyHeritage) del Sito famiglia Colombo-Tremolada, amministrato da Norma Sofia Tremolada.
Non sono certo al 100% ma dovrebbero riferirsi al mio bisnonno.
· Nascita16 nov 1875 - Monza, Cascina de
Bastoni
· Genitori Fruttuoso Brambilla,
Maria Brambilla (nata Sirtori)
· Fratelli e sorelle: Carlo Brambilla,
Carolina Villa (nata Brambilla), Carlo Giovanni Brambilla, Giuseppa Rachele
Brambilla, Filomena Maria Brambilla
· Moglie Rosa Stella Brambilla
(nata Gavazzi)
Acquati Onorato era figlio di una cugina di mia nonna Egidia Brambilla. L'ho conosciuto solo di sfuggita ma sicuramente a San Damiano è stato una figura di rilievo per il suo impegno nella gestione della Cooperativa.